Lazarillo de Tormes

 

 

Il Lazarillo de Tormes fu edito a Burgos nel 1554 e nello stesso anno anche a Alcalá e a Aversa. Fu proibito dall'Inquisi zione nel 1559. Non sappiamo chi fu a scriverlo e malgrado l'ambientazione popolare, rivela uno scrittore colto, si pensa persino a un umanista.

“Un problema a lungo dibattuto – scrive Gilberto Greco - è stato quello dell’autore… L’attribuzione più antica risale già al 1605, da parte del frate geronimita José de Sigùenza che riporta una voce secondo cui il confratello Juan de Ortega sarebbe stato trovato in possesso del manoscritto di proprio pugno del libro. Una candidatura, questa, non del tutto scartata, tra gli altri, da autorità come Bataillon e Rico. Quasi contemporaneamente, nel 1607, Taxandro attribuiva senza esitazioni il Lazarillo a Diego Hurtado de Mendoza - poeta e diplomatico tra i più colti del tempo - nel suo Catalops clarorum Hispaniae scriptorum… Tuttavia, nessuna di queste attribuzioni ha mai potuto essere suffragata da prove certe e il Lazarillo, a meno di nuovi ritrovamenti tanto fortunati quanto improbabili, è destinato a rimanere per sempre nell'attuale anonimato. Però se non è possibile indicare un nome, è pur vero che almeno l'area di provenienza del Lazarillo sembra più o meno accertata: quella del colto umanesimo castigliano, o forse — e una cosa non esclude l'altra — quella, suggerita da A Castro, dei cristianos nuevos, cioè di quegli ebrei convertitisi forzosamente, e a volte solo formalmente, al cristianesimo dopo l'editto di espulsione del 1492 da parte dei Re Cattolici. Lo proverebbe la raffinata cultura classica lasciata trasparire maliziosamente nel Prologo a ironica smentita della pretesa rusticitus della finta autobiografia, nonché il feroce anticlericalismo che pervade tutto il libro”

Il protagonista è un giovane sempre affamato, che si guadagna da vivere con mille astuzie al servizio prima di un cieco, poi di uno scudiero squattrinato, un frate che fa commercio con le bolle papali, un pittore di tamburelli, finché diventa banditore di vini per conto di un arciprete di cui sposerà la serva, dividendo poi la moglie con il padrone in cambio della tranquillità economica. Lazarillo è l'antieroe di un'epoca di retorica imperiale e anticipa il romanzo picaresco spagnolo del XVII secolo: ma senza le preoccupazioni morali né il gusto barocchista della caricatura che diverrà una costante di quella produzione successiva.