Le opere di Mr. Savinien Cyrano de Bergerac

 

Savinien Cyrano de Bergerac (1619 - 1655) fu un poeta, uno scrittore, un filosofo e un alcimista ed anche uno spadaccino del Seicento Francese.

Le opere più importanti di Cyrano de Bergerac sono considerati i suoi romanzi fantastici, precursori dell'odierna fantascienza: L'altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna (L'autre monde ou Les ètats et empires de la lune, pubblicato nel 1657) e Gli stati e imperi del sole (Les ètats et empires du soleil, pubblicato nel 1662).

Scrisse la commedia in prosa Il pedante gabbato (Le pédant joué , 1654), la tragedia La morte di Agrippine (La mort d'Agrippine, 1654). Scrisse anche i primi capitoli di un "Trattato di fisica" (Traité de physique). Le Lettere (Lettres, 1654), prescindono da riferimenti personali e biografici, e costituiscono, con il loro gioco incessante di metafore, antitesi, iperboli, , trovate ingegnose, sottigliezze galanti e esagerazioni burlesche, un esempio di prosa barocca francese. la sua figura fu resa famosa ma anche travisata dalla commedia di Rostand ("Cyrano de Bergerac", 1897).

 

Le notizie biografiche che seguono
sono tratte dal sito www.levraicyrano.com



Savinien Cyrano nasce a Parigi nel 1619. Il relativo certificato battesimale è stato trovato nei registri di una parrocchia di Parigi. "Le sixiesme mars mil six cens dix neuf Savinien, fils d'Abel de Cyrano, escuier, sieur de Mauvieres, et de damoiselle Esperance Bellenger, le parrain noble homme Anthoine Fanny, conseiller du Roy et auditeur en sa chambre des comptes, de cette paroisse, la marraine damoiselle Marie Fedeau, femme de noble homme Me Louis Perrot, conseiller et secretaire du Roy, maison et couronne de France, de la paroisse de St. Germ. l'Auxer." Questo documento, secondo gli usi del tempo ci permette di datare la nascita di Savinien de Cyrano al 5 o il 6 marzo 1619.

Pochi anni dopo, la famiglia si trasferisce nel castello di Mauviéres dove il piccolo Savinien stringe amicizia con il coetaneo Henry Le Bret, che resterà suo fedele ammiratore e curerà la pubblicazione delle sue opere. Secondo la testimonianza di Le Bret, Savinien si mostra subito insofferente all’autorità del suo primo maestro, un prete di campagna.
A dodici anni, si reca a Parigi per proseguire gli studi presso il Collegio di Dormans, il cui rettore, Jean Grangier, è personaggio noto per erudizione e rigore: sotto di lui, non si ride, si parla solo latino e non si sfugge ad una disciplina di ferro! I rapporti tra il severo rettore e il giovane, vivace, indisciplinato Savinien non dovevano essere dei migliori. Nella sua unica commedia, Il pedante gabbato, Cyrano si prenderà gioco di un “vecchio topo di collegio”, “avaro”, “sordido”, al quale, guarda caso, affibbierà il nome di Grander…
Durante la giovinezza, Savinien conduce una vita libera e scanzonata, di cui non conosciamo dettagli precisi ma che non necessariamente include le depravazioni che i detrattori degli spiriti forti attribuirono alla vita libertina per screditarne la filosofia eterodossa.

Sebbene il padre abbia venduto le terre di Mauvières e di Bergerac, Savinien Cyrano aggiunge “de Bergerac” al proprio nome per civetteria. Si arruola così, con l’inseparabile Henri, nella compagnia dei cadetti di Guascogna. Qui si mette subito in luce per il suo coraggio in battaglia e la sua destrezza nei duelli.
“I duelli, che sembravano a quel tempo l’unico e il più rapido mezzo per farsi conoscere, lo resero in pochi giorni così famoso che i Guasconi, che costituivano in maggioranza la compagnia, lo consideravano come il demone del coraggio e ne contavano tanti combattimenti quanti erano i giorni in cui rientrava. Tutto ciò tuttavia non lo distoglieva dai suoi studi e lo vidi un giorno in un corpo di Guardia lavorare ad un’elegia con tanta concentrazione come se si trovasse in una stanza isolata dal rumore” racconta Le Bret.
Ma dopo aver ricevuto varie ferite in battaglia è consumato, deluso, disilluso: l’avanzamento di grado ha più a che fare con il rango che col talento o col coraggio individuale… Ed è anche il suo grande amore per lo studio che gli fa decidere di lasciare l’esercito.

Savinien ritorna a Parigi: prende lezioni di scherma e di danza, ma non trascura lo studio, l’erudizione e soprattutto di approfondire il suo senso critico.
Si unisce al circolo del prete filosofo Gassendi, per il quale prova grande ammirazione e rispetto.
Non abbiamo notizie molto precise su questo periodo. Probabilmente scrive. Appassionato di teatro, frequenta l’Hôtel de Bourgogne e il Théâtre du Marais, dove si rappresentano opere alla moda. Sembra anche che sia in qualche rapporto con Molière e che tra i due ci sia stima e ammirazione reciproca; la commedia di Molière I raggiri di Scapin mostra qualche debito dal Pedante gabbato…
Al di fuori della gente di teatro, Savinien frequenta soprattutto la cerchia di Gassendi. Passeggia spesso, con i suoi amici libertini eruditi, sul Pont-Neuf, luogo pieno di animazione: ci sono venditori ambulanti, cavadenti, attaccabrighe, ammaestratori di orsi e di scimmie, scrivani, venditori di libri, teatranti, musicisti, giocatori d’azzardo, acrobati, chiromanti, ciarlatani…Per quanto riguarda i libri, si possono vendere e comprare per pochi soldi manoscritti audaci o burleschi facendoli passare sotto il mantello. Savinien, che pubblica poco durante la sua vita, trova probabilmente in questo luogo qualche mezzo di sussistenza grazie alle sue numerose collaborazioni letterarie. Bisogna ricordare che una copia manoscritta resta, fin verso il 1760, meno costosa di una pubblicazione; inoltre, può sfuggire più facilmente alla censura.
E’ a due passi dal Pont-Neuf che si svolge il fatto immortalato nel Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand: Savinien, per difendere un amico, duella da solo contro cento avversari, ne uccide due, ne ferisce gravemente sette e mette in fuga tutti gli altri!
Per questa avventura, il Maresciallo di Gassion gli propone un protettorato; all’epoca, essere sotto la protezione di un signore era il miglior mezzo di sussistenza per un uomo di lettere. Ma Savinien rifiuta: per lui, la più grande ambizione resta quella di essere un uomo libero.
Racconta ancora Le Bret: “Il suo odio per la soggezione non si limitava a quella che pretendono i grandi; l’estendeva ancora più lontano, e anche alle cose che gli sembravano costringere i pensieri e le opinioni nelle quali egli voleva essere libero come nelle più indifferenti azioni; e giudicava ridicoli quelli che, con l’autorità di un passaggio di Aristotele o di qualcun altro pretendono, come i discepoli di Pitagora col loro “l’ha detto il maestro”, di giudicare su questioni importanti, malgrado fatti evidenti e quotidiani li smentiscano sempre…”

La malattia segreta di cui parla La Bret e alla quale Savinien allude a volte nelle sue lettere era probabilmente quella che a quel tempo si chiamava “grande vaiolo”: la sifilide, incurabile e diffusa.
Per Savinien è una svolta dolorosa che segna la sua vita. Lui, così valente per natura, è ridotto all’ombra di se stesso, per usare le sue parole. Lui, che ha rischiato così tante volte la vita, è ora impotente a difenderla contro la malattia.
Ma Savinien non ha perso il suo senso dell’umorismo. Probabilmente ora il suo desiderio di lasciare un’opera, di liberare il suo talento di scrittore, è più forte che mai.
Il pedante gabbato, la famosa commedia di Cyrano, è sicuramente in preparazione da lungo tempo e viene terminata nell’anno 1645. La rappresentazione, l’anno successivo, incontra un buon successo di pubblico. L’opera verrà pubblicata solo dopo qualche anno, ma la sua intensa circolazione in forma manoscritta fa sì che essa sia già ben conosciuta prima.
Probabilmente ora Savinien riesce a vivere della sua arte e, anche se non nuota nell’oro, la sua fama è stabile e le sue arguzie sono apprezzate perfino a corte.
Dopo che il teatro gli ha sorriso con la commedia, Cyrano si mette alla prova con un altro genere: nel 1647, si dedica alla composizione de La morte di Agrippina, una tragedia classica in versi alessandrini.
Nel 1648, muore suo padre lasciandogli una piccola eredità da dividere col fratello minore. Così, può pagare i suoi debiti e vivere più comodamente per qualche mese.
Sempre nel 1648, viene pubblicato il primo scritto riconosciuto ufficialmente: si tratta di un’epistola intitolata Al lettore sciocco e non al saggio, che fa da introduzione ad un’opera poetica di un amico. Savinien si firma “Hercule de Bergerac”!

Nel 1650, uno dei più vecchi amici di Cyrano, Jean Royer de Prade, pubblica le sue Opere Complete, con una prefazione scritta da Cyrano; in un sonetto e in un epigramma di de Prade, si riconoscono riferimenti al “viaggio lunare” di Savinien, il che fa pensare che il romanzo L’altro mondo o Stati e Imperi della Luna sia già terminato.
Nel seguito dell’opera, Gli Stati e gli Imperi del Sole, Cyrano stesso ci descrive il successo, le reazioni contrastanti, le discussioni e le polemiche sollevate dal racconto del viaggio sulla Luna: “tutti coloro che erano nel mondo, e anche fuori, comprarono questo romanzo, dal gentiluomo al monaco. Le donne stesse presero partito al riguardo. Ogni famiglia si divise, e l’interesse per questa discussione si allargò al punto che la città fu divisa in due fazioni, la Lunare e l’Antilunare”.
Savinien ha osato immaginare che ci sono abitanti sulla luna! La credulità di molti, in un’epoca in cui ancora si bruciano le streghe, li spinge a non prendere quest’”Altro Mondo” come un’opera di finzione… Così Cyrano passa per folle o stregone… i suoi detrattori sono fin troppo contenti di cogliere questa occasione per rinforzare il suo odore di zolfo… La prudenza di Le Bret nella prefazione all’opera, anche se in edizione postuma, aggiustata e con un titolo più accomodante, Storia Comica, dà la misura di quanto la reazione al romanzo sia stata significativa.
Il testo pubblicato da Le Bret aveva subito tra l’altro numerosi tagli, autocensure amichevoli e modifiche prudenti. Fu pubblicato in questa forma fino a quando, con la scoperta dei manoscritti di Parigi e di Monaco nel XX° secolo, finalmente si poté apprezzare l'arguzia e l'audacia dell’opera.
Nel 1651, Savinien si occupa di riordinare alcune delle sue opere: Il pedante gabbato e molte delle sue Lettere sono riunite in un manoscritto di cui una copia è conservata nella Biblioteca Nazionale a Parigi. Ma la pubblicazione si fa attendere…
Nel 1652, Cyrano si occupa di altre cose. Sicuramente è già impegnato nel seguito dell’Altro Mondo, il cui titolo è Stati ed Imperi del Sole.
E’ conosciuto a corte, dove si ride delle sue facezie, ma è combattuto dagli ambienti benpensanti e la sua fama di ateo è ormai ben stabilita.
La fisica lo appassiona sempre più ed è oggetto di lunghe discussioni con l’amico Jacques Rohault, discepolo di Descartes. Butta giù qualche idea nel Frammento di Fisica.

 
Nel 1653, Savinien compie il fatidico passo: malgrado le sue esitazioni, certamente desideroso di essere finalmente pubblicato, accetta di mettersi sotto la protezione del duca di Arpajon e si stabilisce da lui nell’Hôtel du Marais. Pensa di poter finalmente lavorare in buone condizioni e di avere il riconoscimento che merita… fosse anche al prezzo della sua amata libertà!
Finalmente la tragedia La morte di Agrippina viene rappresentata a Parigi ma Cyrano è colpito dall’odio feroce dei suoi detrattori che montano uno scandalo per far sospendere le rappresentazioni. Malgrado ciò, la tragedia piace e viene pubblicata all’inizio del 1654.
Lo stesso anno vengono pubblicate le Opere diverse del signor di Bergerac, comprendenti Il pedante gabbato e 47 Lettere. Finalmente il riconoscimento tanto atteso…
Cyrano è soddisfatto e mal sopporta l’ambiente che lo circonda e la vita che gli impone il duca di Arpajon. Un avvenimento capovolge la sua vita: è vittima di un grave incidente (o attentato?). Una sera, tornando alla dimora del suo protettore, un pezzo di legno gli cade in testa. Questo fatto segna la fine dell’ospitalità del duca di Arpajon.
Savinien si trova ora in uno stato di grande sconforto. A partire dal maggio 1654, viene ospitato dal Cavaliere Boisclair, Consigliere del Re, a cui Le Bret dedicherà l’edizione postuma degli Stati e Imperi della Luna. Savinien trascorrerà presso di lui gli ultimi 14 mesi della sua vita, soffrendo luna febbre violenta, conseguenze della grave ferita, e forse il riacutizzarsi del suo male segreto. Forse continua a lavorare ai suoi manoscritti? Le Bret afferma che molte opere furano trafugate durante la sua malattia…

Gli Stati ed Imperi del Sole resteranno incompiuti: il manoscritto fu sottratto. Una mano anonima ne ha permesso la pubblicazione nel 1662, fra le “Nuove Opere”. Il manoscritto, a tutt’oggi, non è stato ancora ritrovato…
Savinien si vede morire, le sue sofferenze sono morali e fisiche. Vive gli ultimi mesi in una grande tristezza. Il 23 luglio 1655 si fa portare presso suo cugino Pierre de Cyrano a Sannois. Qui muore, il 28 luglio.
Il luogo della sua sepoltura non è precisabile. A lungo si è detto che la sorella Catherine avesse fatto portare il suo corpo al convento della Rue de Charonne, a Parigi, ma non c’è traccia di Savinien nel convento.
Che Savinien abbia chiesto di essere cremato? Pratica empia, ma in uso presso gli abitanti dell’“Altro Mondo“: “potete concepire qualcosa di più orrendo di un cadavere che marcisce sui vermi di cui rigurgita, in balia dei rospi che gli mangiano le gote, la peste rivestita del corpo di un uomo? Buon dio! Il solo pensiero di avere, da morto, il viso ricoperto da un panno e sopra alla bocca un metro di terra, mi fa respirare a fatica! … Eccetto i criminali, tutti [qui] vengono bruciati; è un’usanza molto ragionevole in quanto riteniamo che il fuoco separi il puro dall’impuro e col suo calore raccoglie, per affinità, il calore naturale che forma l’Anima, dandole la forza di innalzarsi…”
Ma anche se questo fosse stato il suo desiderio, si può dubitare che i suoi parenti avrebbero acconsentito…


 

Storia degli stati e degli imperi della Luna

Nell’opera Cyrano  raccontava un suo immaginario viaggio sulla Luna, dove sarebbe arrivato grazie a un sistema di sua invenzione: "applicai intorno al mio corpo una gran quantità di ampolle piene di rugiada; il calore del Sole, attraendo la rugiada, sollevò anche me, fino a quando mi trovai in cima alle montagne. Però dato che la forza di attrazione mi faceva salire troppo rapidamente, decisi di rompere le ampolle una dopo l’altra per poter discendere più in basso”.

Cyrano non riuscì subito ad arrivare sulla Luna. Poi si unse il corpo con un midollo di bue, dato che la tradizione contadina riteneva che la luna calante avrebbe "succhiato" il midollo degli animali. Quando Cyrano arrivò sulla Luna la trovò popolata da esseri di mille specie: "questi strani abitanti della luna conservano, in particolari  vasi fabbricati appositamente, il profumo dei cibi più diversi; a tavola il vaso viene aperto e il profumo che si diffonde è goduto da tutti i presenti. Dormono invece che in un letto, sul suolo ricoperto di fiori di aloe, e si fanno luce con recipienti di cristallo nei quali sono racchiuse lucciole giganti." Le città della luna non sarebbero meno originali dei suoi abitanti: "le case si possono muovere, infatti, quando arriva il cattivo tempo e il gelo, si mette in azione il meccanismo per far scendere la casa sempre più in basso". Cyrano incontra il profeta Elia, il quale gli narra come Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso (cioè dalla Luna), fossero giunti sulla Terra, che ad Adamo appariva lontana e luminosa come per noi la Luna; e come Enoch, aiutato da Dio, fosse tornato in Paradiso (cioè sulla Luna):

"Sappiate, dunque, che dopo di aver gustato entrambi della mela vietata, Adamo, temendo che Iddio, irritato dalla sua presenza, aggravasse la pena, considerò la Luna, e cioè la vostra Terra, come il solo rifugio in cui poter trovare riparo dalla persecuzione del suo creatore. Ora, in quel tempo, l’immaginazione dell’uomo era sí forte, per non essere stata ancora corrotta né dagli stravizi, né dalla crudità degli alimenti, né dall’alterazione prodotta dalle malattie, che essendo allora eccitata dal violento desiderio di raggiungere quell’asilo, ed essendo il corpo divenuto leggiero per il fuoco di quell’entusiasmo, vi fu tratto allo stesso modo, onde si son visti dei filosofi, tesa fortemente l’immaginazione a qualche cosa, esser portati in aria, in quei rapimenti che voi chiamate estatici. Eva, che la debolezza del suo sesso rendeva piú debole e men calda, non avrebbe certamente avuto l’immaginazione tanto vigorosa, da vincere, con la forza della volontà, il peso della materia, ma poi ch’era passato pochissimo tempo da che era stata tratta dal corpo di suo marito, la simpatia, mediante la quale detta metà era ancora legata al tutto, la trasse verso di lui, man mano che saliva, come l’ambra si fa seguire dalla paglia, come la calamita si volge al settentrione, donde è stata strappata; ed egli attirò quella parte di se stesso, come il mare attira i fiumi che son da esso usciti, e insieme arrivati alla vostra Terra, s’adattarono a vivere fra la Mesopotamia e l’Arabia. Gli Ebrei lo hanno conosciuto col nome di Adam, e gli idolatri con quello di Prometeo, che i poeti finsero aver rapito il fuoco dal cielo, a causa dei discendenti che generò forniti di un’anima non meno perfetta di quella di cui Dio l’aveva dotato. Cosí fu che per abitar il vostro mondo, il primo uomo lasciò questo diserto. Ma il Sapientissimo non volle che una dimora cosí felice restasse priva di abitanti; egli permise, pochi secoli dopo, che a Enoch, stanco della compagnia degli uomini, la cui innocenza si corrompeva, venisse voglia di abbandonarli. Quel santo personaggio non ravvisò alcun ritiro sicuro dall’ambizione dei suoi parenti, che già si sgozzavano per spartirsi il vostro mondo, tranne la terra felicissima di cui una volta Adamo, suo nonno, gli aveva parlato. Ma come arrivarci? La scala di Giacobbe non era stata ancora inventata! A ciò supplí la grazia dell’Altissimo, la quale condusse Enoch ad avvedersi che il fuoco del cielo discendeva sugli olocausti dei giusti e di quelli che erano graditi davanti alla faccia del Signore, secondo la parola da lui pronunziata: "L’odore dei sacrifici del giusto è salito sino a me". Un giorno che quella fiamma divina s’infervorava a consumare una vittima che egli offriva all’Eterno, del vapore che se ne esalava riempí due grandi vasi che sigillò ermeticamente, e se li attaccò sotto le ascelle. Tosto il fumo, che tendeva a salir direttamente a Dio, e che non poteva, a meno d’un miracolo, attraversare il metallo, spinse i vasi in alto, e questi sollevarono in tal modo il sant’uomo con loro. Quando fu salito sino alla Luna, ed ebbe gettato lo sguardo su questo bel giardino, un’esplosione di gioia quasi soprannaturale gli fece conoscere che esso era il Paradiso terrestre, in cui suo nonno aveva un tempo abitato. Slegò prontamente i vasi, che aveva cinti a mo’ d’ali attorno alle spalle, e lo fece con tale slancio, che era sí e no a quattro tese dalla Luna, che già aveva preso congedo dai suoi sostegni. L’altezza, tuttavia, era tale che avrebbe potuto ferirsi gravemente, se non fosse stato per la gran ruota della sua veste, in cui s’ingolfò il vento, e l’ardore del fuoco della carità che lo sostenne fin ch’ebbe posato il piede a terra. Quanto ai due vasi, essi salirono finché Dio non li ebbe incastonati nel cielo, dove sono rimasti: e sono ciò che noi oggi chiamiamo le Bilance".

Cyrano incontra poi Socrate, con cui ha una serie di discussioni su vari argomenti. Nel dialogo vengono sostenute l'infinità dei mondi, l'esistenza del vuoto ed altre tesi legate allo sviluppo della fisica moderna: "Poiché siamo costretti, quando ricorriamo col pensiero all'origine del gran tutto, a incorrere in tre o quattro assurdità, la cosa piú ragionevole è di prendere il cammino che ci faccia inciampare il meno possibile. Il nostro primo ostacolo, dunque, è l'eternità del mondo. E poiché lo spirito degli uomini non è abbastanza forte da concepirla, e non può neanche immaginare che questo grande Universo, cosí bello, cosí ben ordinato, abbia potuto farsi da se stesso, hanno fatto ricorso alla creazione. [...]

Quando, gettati tre dadi sulla tavola, viene tris di due, oppure tre, quattro e cinque, oppure doppio sei e uno, direte: "Che miracolo! in ogni dado è uscito lo stesso punto, mentre ne potevano uscire tanti altri! Che miracolo! sono usciti tre punti consecutivi! Che miracolo! sono usciti esattamente due sei e l'opposto del terzo". Son certo che essendo uomo di spirito, non farete mai simili esclamazioni. Infatti, poiché sui dadi c'è solo una data quantità di numeri, è impossibile che non ne esca qualcuno. E con tutto ciò vi stupite che la materia, mescolata alla rinfusa, secondo il capriccio del caso, abbia costituito un uomo, considerando tutte le cose che sono necessarie alla sua costruzione. Ma non sapete che sulla via della formazione dell'uomo, la materia si è fermata un milione di volte a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, e tutto ciò per l'eccesso o il difetto delle figure che occorrevano o non occorrevano per determinare un uomo? Sí che non fa meraviglia che un'infinità di materia che cangia e si muove senza posa abbia prodotto a caso i pochi animali, minerali e vegetali che vediamo, piú di quanto non meravigli che in cento gettate ai dadi esca un tris. Allo stesso modo è impossibile che da quel moto non si produca qualche cosa; la quale sarà sempre guardata con meraviglia da uno sventato che non riesca a capire”

 

 

Il pedante gabbato 

Pubblicata per la prima volta nel 1654, questa pièce è stata rivista nel 1645. Benché per lungo tempo si sia creduto il contrario è stata rappresentata nel 1646 guadagnando un vivo successo presso il pubblico di Parigi. Il Pedant è un commedia che mette in scena gli amori difficili di Granger (principale dell'università) e del suo figlio Charlot, entrambi innamorati della stessa persona: Genevote.  Granger per allontanare il suo figlio lo manda a Venezia.  Ma Charlot, aiutato dal servo, fa credere di essere stato catturato dai Turchi per avere un riscatto che pagherà il suo matrimonio. Granger, si lamenta: « S'en aller dans la Galere d'un Turc ! Hé quoy faire, de par tous les Diables, dans cette Galere ? O ! Galere, Galere, tu mets bien ma bource aux Galeres. ». Inoltre Granger desidera far sposare la sua figlia Manon.  I candidati seguono uno un altro:  Chasteaufort, Gareau e sig. di Tremblaye.  "il Pedante giocato" non è solo una commedia estremamente divertente, ma presenta un linguaggio innovativo. È una delle prime rappresentazioni in cui si fa metateatro “inscenando una messa in scena”… è certo un’opera da leggere da due punti di vista. Chi ama il teatro saprà trovare delle invenzioni innovative che anticipano “modi” del novecento ed in più si divertirà moltissimo.

 

Consigli di lettura:

Stati ed imperi del Sole

La morte d'Agrippina: Questa tragedia fu composta nel 1647. Messa in scena nel 1653 a Parigi, alcuni mesi prima della relativa pubblicazione, divenne famosa poiché le rappresentazioni sono state interrotte presto.

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