Le opere di Mr. Savinien Cyrano de Bergerac
Savinien Cyrano de Bergerac (1619 - 1655) fu un poeta, uno scrittore, un filosofo e un alcimista ed anche uno spadaccino del Seicento Francese.
Le opere più importanti di Cyrano de Bergerac sono considerati i suoi romanzi fantastici, precursori dell'odierna fantascienza: L'altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna (L'autre monde ou Les ètats et empires de la lune, pubblicato nel 1657) e Gli stati e imperi del sole (Les ètats et empires du soleil, pubblicato nel 1662).
Scrisse la commedia in
prosa Il pedante gabbato (Le pédant joué , 1654), la tragedia La morte di
Agrippine (La mort d'Agrippine, 1654). Scrisse anche i primi capitoli di un
"Trattato di fisica" (Traité de physique). Le Lettere (Lettres,
1654), prescindono da riferimenti personali e biografici, e costituiscono, con
il loro gioco incessante di metafore, antitesi, iperboli, , trovate ingegnose,
sottigliezze galanti e esagerazioni burlesche, un esempio di prosa barocca
francese. la sua figura fu resa famosa ma anche travisata dalla commedia di
Rostand ("Cyrano de Bergerac", 1897).
Le notizie
biografiche che seguono
sono tratte dal sito www.levraicyrano.com
Savinien Cyrano nasce a Parigi nel 1619. Il relativo certificato battesimale è
stato trovato nei registri di una parrocchia di Parigi. "Le sixiesme mars mil six cens dix neuf Savinien, fils d'Abel de Cyrano,
escuier, sieur de Mauvieres, et de damoiselle Esperance Bellenger, le parrain
noble homme Anthoine Fanny, conseiller du Roy et auditeur en sa chambre des
comptes, de cette paroisse, la marraine damoiselle Marie Fedeau, femme de noble
homme Me Louis Perrot, conseiller et secretaire du Roy, maison et couronne de
France, de la paroisse de St. Germ. l'Auxer." Questo documento,
secondo gli usi del tempo ci permette di datare la nascita di Savinien de Cyrano
al 5 o il 6 marzo 1619.
Pochi anni dopo, la
famiglia si trasferisce nel castello di Mauviéres dove il piccolo Savinien
stringe amicizia con il coetaneo Henry Le Bret, che resterà suo fedele
ammiratore e curerà la pubblicazione delle sue opere. Secondo la testimonianza
di Le Bret, Savinien si mostra subito insofferente all’autorità del suo primo
maestro, un prete di campagna.
A dodici anni, si reca a Parigi per proseguire gli studi presso il Collegio di
Dormans, il cui rettore, Jean Grangier, è personaggio noto per erudizione e
rigore: sotto di lui, non si ride, si parla solo latino e non si sfugge ad una
disciplina di ferro! I rapporti tra il severo rettore e il giovane, vivace,
indisciplinato Savinien non dovevano essere dei migliori. Nella sua unica
commedia, Il pedante gabbato, Cyrano si prenderà gioco di un “vecchio topo di
collegio”, “avaro”, “sordido”, al quale, guarda caso, affibbierà il
nome di Grander…
Durante la giovinezza, Savinien conduce una vita libera e scanzonata, di cui non
conosciamo dettagli precisi ma che non necessariamente include le depravazioni
che i detrattori degli spiriti forti attribuirono alla vita libertina per
screditarne la filosofia eterodossa.
Sebbene il padre abbia venduto le terre di Mauvières e di Bergerac, Savinien
Cyrano aggiunge “de Bergerac” al proprio nome per civetteria. Si arruola così,
con l’inseparabile Henri, nella compagnia dei cadetti di Guascogna. Qui si
mette subito in luce per il suo coraggio in battaglia e la sua destrezza nei
duelli.
“I duelli, che sembravano a quel tempo l’unico e il più rapido mezzo per
farsi conoscere, lo resero in pochi giorni così famoso che i Guasconi, che
costituivano in maggioranza la compagnia, lo consideravano come il demone del
coraggio e ne contavano tanti combattimenti quanti erano i giorni in cui
rientrava. Tutto ciò tuttavia non lo distoglieva dai suoi studi e lo vidi un
giorno in un corpo di Guardia lavorare ad un’elegia con tanta concentrazione
come se si trovasse in una stanza isolata dal rumore” racconta Le Bret.
Ma dopo aver ricevuto varie ferite in battaglia è consumato, deluso, disilluso:
l’avanzamento di grado ha più a che fare con il rango che col talento o col
coraggio individuale… Ed è anche il suo grande amore per lo studio che gli fa
decidere di lasciare l’esercito.
Savinien ritorna a Parigi: prende lezioni di scherma e di danza, ma non trascura
lo studio, l’erudizione e soprattutto di approfondire il suo senso critico.
Si unisce al circolo del prete filosofo Gassendi, per il quale prova grande
ammirazione e rispetto.
Non abbiamo notizie molto precise su questo periodo. Probabilmente scrive.
Appassionato di teatro, frequenta l’Hôtel de Bourgogne e il Théâtre du
Marais, dove si rappresentano opere alla moda. Sembra anche che sia in qualche
rapporto con Molière e che tra i due ci sia stima e ammirazione reciproca; la
commedia di Molière I raggiri di Scapin mostra qualche debito dal Pedante
gabbato…
Al di fuori della gente di teatro, Savinien frequenta soprattutto la cerchia di
Gassendi. Passeggia spesso, con i suoi amici libertini eruditi, sul Pont-Neuf,
luogo pieno di animazione: ci sono venditori ambulanti, cavadenti,
attaccabrighe, ammaestratori di orsi e di scimmie, scrivani, venditori di libri,
teatranti, musicisti, giocatori d’azzardo, acrobati, chiromanti,
ciarlatani…Per quanto riguarda i libri, si possono vendere e comprare per
pochi soldi manoscritti audaci o burleschi facendoli passare sotto il mantello.
Savinien, che pubblica poco durante la sua vita, trova probabilmente in questo
luogo qualche mezzo di sussistenza grazie alle sue numerose collaborazioni
letterarie. Bisogna ricordare che una copia manoscritta resta, fin verso il
1760, meno costosa di una pubblicazione; inoltre, può sfuggire più facilmente
alla censura.
E’ a due passi dal Pont-Neuf che si svolge il fatto immortalato nel Cyrano de
Bergerac di Edmond Rostand: Savinien, per difendere un amico, duella da solo
contro cento avversari, ne uccide due, ne ferisce gravemente sette e mette in
fuga tutti gli altri!
Per questa avventura, il Maresciallo di Gassion gli propone un protettorato;
all’epoca, essere sotto la protezione di un signore era il miglior mezzo di
sussistenza per un uomo di lettere. Ma Savinien rifiuta: per lui, la più grande
ambizione resta quella di essere un uomo libero.
Racconta ancora Le Bret: “Il suo odio per la soggezione non si limitava a
quella che pretendono i grandi; l’estendeva ancora più lontano, e anche alle
cose che gli sembravano costringere i pensieri e le opinioni nelle quali egli
voleva essere libero come nelle più indifferenti azioni; e giudicava ridicoli
quelli che, con l’autorità di un passaggio di Aristotele o di qualcun altro
pretendono, come i discepoli di Pitagora col loro “l’ha detto il maestro”,
di giudicare su questioni importanti, malgrado fatti evidenti e quotidiani li
smentiscano sempre…”
La malattia segreta di cui parla La Bret e alla quale Savinien allude a volte
nelle sue lettere era probabilmente quella che a quel tempo si chiamava
“grande vaiolo”: la sifilide, incurabile e diffusa.
Per Savinien è una svolta dolorosa che segna la sua vita. Lui, così valente
per natura, è ridotto all’ombra di se stesso, per usare le sue parole. Lui,
che ha rischiato così tante volte la vita, è ora impotente a difenderla contro
la malattia.
Ma Savinien non ha perso il suo senso dell’umorismo. Probabilmente ora il suo
desiderio di lasciare un’opera, di liberare il suo talento di scrittore, è più
forte che mai.
Il pedante gabbato, la famosa commedia di Cyrano, è sicuramente in preparazione
da lungo tempo e viene terminata nell’anno 1645. La rappresentazione, l’anno
successivo, incontra un buon successo di pubblico. L’opera verrà pubblicata
solo dopo qualche anno, ma la sua intensa circolazione in forma manoscritta fa sì
che essa sia già ben conosciuta prima.
Probabilmente ora Savinien riesce a vivere della sua arte e, anche se non nuota
nell’oro, la sua fama è stabile e le sue arguzie sono apprezzate perfino a
corte.
Dopo che il teatro gli ha sorriso con la commedia, Cyrano si mette alla prova
con un altro genere: nel 1647, si dedica alla composizione de La morte di
Agrippina, una tragedia classica in versi alessandrini.
Nel 1648, muore suo padre lasciandogli una piccola eredità da dividere col
fratello minore. Così, può pagare i suoi debiti e vivere più comodamente per
qualche mese.
Sempre nel 1648, viene pubblicato il primo scritto riconosciuto ufficialmente:
si tratta di un’epistola intitolata Al lettore sciocco e non al saggio, che fa
da introduzione ad un’opera poetica di un amico. Savinien
si firma “Hercule de Bergerac”!
Nel 1650, uno dei più vecchi amici di Cyrano, Jean Royer de Prade,
pubblica le sue Opere Complete, con una prefazione scritta da Cyrano; in un
sonetto e in un epigramma di de Prade, si riconoscono riferimenti al “viaggio
lunare” di Savinien, il che fa pensare che il romanzo L’altro mondo o Stati
e Imperi della Luna sia già terminato.
Nel seguito dell’opera, Gli Stati e gli Imperi del Sole, Cyrano stesso ci
descrive il successo, le reazioni contrastanti, le discussioni e le polemiche
sollevate dal racconto del viaggio sulla Luna: “tutti coloro che erano nel
mondo, e anche fuori, comprarono questo romanzo, dal gentiluomo al monaco. Le
donne stesse presero partito al riguardo. Ogni famiglia si divise, e
l’interesse per questa discussione si allargò al punto che la città fu
divisa in due fazioni, la Lunare e l’Antilunare”.
Savinien ha osato immaginare che ci sono abitanti sulla luna! La credulità di
molti, in un’epoca in cui ancora si bruciano le streghe, li spinge a non
prendere quest’”Altro Mondo” come un’opera di finzione… Così Cyrano
passa per folle o stregone… i suoi detrattori sono fin troppo contenti di
cogliere questa occasione per rinforzare il suo odore di zolfo… La prudenza di
Le Bret nella prefazione all’opera, anche se in edizione postuma, aggiustata e
con un titolo più accomodante, Storia Comica, dà la misura di quanto la
reazione al romanzo sia stata significativa.
Il testo pubblicato da Le Bret aveva subito tra l’altro numerosi tagli,
autocensure amichevoli e modifiche prudenti. Fu pubblicato in questa forma fino
a quando, con la scoperta dei manoscritti di Parigi e di Monaco nel XX° secolo,
finalmente si poté apprezzare l'arguzia e l'audacia dell’opera.
Nel 1651, Savinien si occupa di riordinare alcune delle sue opere: Il pedante
gabbato e molte delle sue Lettere sono riunite in un manoscritto di cui una
copia è conservata nella Biblioteca Nazionale a Parigi. Ma la pubblicazione si
fa attendere…
Nel 1652, Cyrano si occupa di altre cose. Sicuramente è già impegnato nel
seguito dell’Altro Mondo, il cui titolo è Stati ed Imperi del Sole.
E’ conosciuto a corte, dove si ride delle sue facezie, ma è combattuto dagli
ambienti benpensanti e la sua fama di ateo è ormai ben stabilita.
La fisica lo appassiona sempre più ed è oggetto di lunghe discussioni con
l’amico Jacques Rohault, discepolo di Descartes. Butta giù qualche idea nel
Frammento di Fisica.
Nel 1653, Savinien compie il fatidico passo: malgrado le sue esitazioni,
certamente desideroso di essere finalmente pubblicato, accetta di mettersi sotto
la protezione del duca di Arpajon e si stabilisce da lui nell’Hôtel du Marais.
Pensa di poter finalmente lavorare in buone condizioni e di avere il
riconoscimento che merita… fosse anche al prezzo della sua amata libertà!
Finalmente la tragedia La morte di Agrippina viene rappresentata a Parigi ma
Cyrano è colpito dall’odio feroce dei suoi detrattori che montano uno
scandalo per far sospendere le rappresentazioni. Malgrado ciò, la tragedia
piace e viene pubblicata all’inizio del 1654.
Lo stesso anno vengono pubblicate le Opere diverse del signor di Bergerac,
comprendenti Il pedante gabbato e 47 Lettere. Finalmente il riconoscimento tanto
atteso…
Cyrano è soddisfatto e mal sopporta l’ambiente che lo circonda e la vita che
gli impone il duca di Arpajon. Un avvenimento capovolge la sua vita: è vittima
di un grave incidente (o attentato?). Una sera, tornando alla dimora del suo
protettore, un pezzo di legno gli cade in testa. Questo fatto segna la fine
dell’ospitalità del duca di Arpajon.
Savinien si trova ora in uno stato di grande sconforto. A partire dal maggio
1654, viene ospitato dal Cavaliere Boisclair, Consigliere del Re, a cui Le Bret
dedicherà l’edizione postuma degli Stati e Imperi della Luna. Savinien
trascorrerà presso di lui gli ultimi 14 mesi della sua vita, soffrendo luna
febbre violenta, conseguenze della grave ferita, e forse il riacutizzarsi del
suo male segreto. Forse continua a lavorare ai suoi manoscritti? Le Bret afferma
che molte opere furano trafugate durante la sua malattia…
Gli Stati ed Imperi del
Sole resteranno incompiuti: il manoscritto fu sottratto. Una mano anonima ne ha
permesso la pubblicazione nel 1662, fra le “Nuove Opere”. Il manoscritto, a
tutt’oggi, non è stato ancora ritrovato…
Savinien si vede morire, le sue sofferenze sono morali e fisiche. Vive gli
ultimi mesi in una grande tristezza. Il 23 luglio 1655 si fa portare presso suo
cugino Pierre de Cyrano a Sannois. Qui muore, il 28 luglio.
Il luogo della sua sepoltura non è precisabile. A lungo si è detto che la
sorella Catherine avesse fatto portare il suo corpo al convento della Rue de
Charonne, a Parigi, ma non c’è traccia di Savinien nel convento.
Che Savinien abbia chiesto di essere cremato? Pratica empia, ma in uso presso
gli abitanti dell’“Altro Mondo“: “potete concepire qualcosa di più
orrendo di un cadavere che marcisce sui vermi di cui rigurgita, in balia dei
rospi che gli mangiano le gote, la peste rivestita del corpo di un uomo? Buon
dio! Il solo pensiero di avere, da morto, il viso ricoperto da un panno e sopra
alla bocca un metro di terra, mi fa respirare a fatica! … Eccetto i criminali,
tutti [qui] vengono bruciati; è un’usanza molto ragionevole in quanto
riteniamo che il fuoco separi il puro dall’impuro e col suo calore raccoglie,
per affinità, il calore naturale che forma l’Anima, dandole la forza di
innalzarsi…”
Ma anche se questo fosse stato il suo desiderio, si può dubitare che i suoi
parenti avrebbero acconsentito…
Storia degli stati e degli imperi della Luna
Nell’opera Cyrano
raccontava un suo immaginario viaggio sulla Luna, dove sarebbe arrivato
grazie a un sistema di sua invenzione: "applicai intorno al mio corpo una
gran quantità di ampolle piene di rugiada; il calore del Sole, attraendo la
rugiada, sollevò anche me, fino a quando mi trovai in cima alle montagne. Però
dato che la forza di attrazione mi faceva salire troppo rapidamente, decisi di
rompere le ampolle una dopo l’altra per poter discendere più in basso”.
Cyrano non riuscì subito ad arrivare
sulla Luna. Poi si unse il corpo con un midollo di bue, dato che la tradizione
contadina riteneva che la luna calante avrebbe "succhiato" il midollo
degli animali. Quando Cyrano arrivò sulla Luna la trovò popolata da esseri di
mille specie: "questi strani abitanti della luna conservano, in particolari
vasi fabbricati appositamente, il profumo dei cibi più diversi; a tavola il
vaso viene aperto e il profumo che si diffonde è goduto da tutti i presenti.
Dormono invece che in un letto, sul suolo ricoperto di fiori di aloe, e si fanno
luce con recipienti di cristallo nei quali sono racchiuse lucciole
giganti." Le città della luna non sarebbero meno originali dei suoi
abitanti: "le case si possono muovere, infatti, quando arriva il cattivo
tempo e il gelo, si mette in azione il meccanismo per far scendere la casa
sempre più in basso". Cyrano incontra il profeta Elia, il quale gli narra
come Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso (cioè dalla Luna), fossero giunti
sulla Terra, che ad Adamo appariva lontana e luminosa come per noi la Luna; e
come Enoch, aiutato da Dio, fosse tornato in Paradiso (cioè sulla Luna):
"Sappiate, dunque, che dopo di aver
gustato entrambi della mela vietata, Adamo, temendo che Iddio, irritato dalla
sua presenza, aggravasse la pena, considerò la Luna, e cioè la vostra Terra,
come il solo rifugio in cui poter trovare riparo dalla persecuzione del suo
creatore. Ora, in quel tempo, l’immaginazione dell’uomo era sí forte, per
non essere stata ancora corrotta né dagli stravizi, né dalla crudità degli
alimenti, né dall’alterazione prodotta dalle malattie, che essendo allora
eccitata dal violento desiderio di raggiungere quell’asilo, ed essendo il
corpo divenuto leggiero per il fuoco di quell’entusiasmo, vi fu tratto allo
stesso modo, onde si son visti dei filosofi, tesa fortemente l’immaginazione a
qualche cosa, esser portati in aria, in quei rapimenti che voi chiamate
estatici. Eva, che la debolezza del suo sesso rendeva piú debole e men calda,
non avrebbe certamente avuto l’immaginazione tanto vigorosa, da vincere, con
la forza della volontà, il peso della materia, ma poi ch’era passato
pochissimo tempo da che era stata tratta dal corpo di suo marito, la simpatia,
mediante la quale detta metà era ancora legata al tutto, la trasse verso di
lui, man mano che saliva, come l’ambra si fa seguire dalla paglia, come la
calamita si volge al settentrione, donde è stata strappata; ed egli attirò
quella parte di se stesso, come il mare attira i fiumi che son da esso usciti, e
insieme arrivati alla vostra Terra, s’adattarono a vivere fra la Mesopotamia e
l’Arabia. Gli Ebrei lo hanno conosciuto col nome di Adam, e gli idolatri con
quello di Prometeo, che i poeti finsero aver rapito il fuoco dal cielo, a causa
dei discendenti che generò forniti di un’anima non meno perfetta di quella di
cui Dio l’aveva dotato. Cosí fu che per abitar il vostro mondo, il primo uomo
lasciò questo diserto. Ma il Sapientissimo non volle che una dimora cosí
felice restasse priva di abitanti; egli permise, pochi secoli dopo, che a Enoch,
stanco della compagnia degli uomini, la cui innocenza si corrompeva, venisse
voglia di abbandonarli. Quel santo personaggio non ravvisò alcun ritiro sicuro
dall’ambizione dei suoi parenti, che già si sgozzavano per spartirsi il
vostro mondo, tranne la terra felicissima di cui una volta Adamo, suo nonno, gli
aveva parlato. Ma come arrivarci? La scala di Giacobbe non era stata ancora
inventata! A ciò supplí la grazia dell’Altissimo, la quale condusse Enoch ad
avvedersi che il fuoco del cielo discendeva sugli olocausti dei giusti e di
quelli che erano graditi davanti alla faccia del Signore, secondo la parola da
lui pronunziata: "L’odore dei sacrifici del giusto è salito sino a
me". Un giorno che quella fiamma divina s’infervorava a consumare una
vittima che egli offriva all’Eterno, del vapore che se ne esalava riempí due
grandi vasi che sigillò ermeticamente, e se li attaccò sotto le ascelle. Tosto
il fumo, che tendeva a salir direttamente a Dio, e che non poteva, a meno d’un
miracolo, attraversare il metallo, spinse i vasi in alto, e questi sollevarono
in tal modo il sant’uomo con loro. Quando fu salito sino alla Luna, ed ebbe
gettato lo sguardo su questo bel giardino, un’esplosione di gioia quasi
soprannaturale gli fece conoscere che esso era il Paradiso terrestre, in cui suo
nonno aveva un tempo abitato. Slegò prontamente i vasi, che aveva cinti a mo’
d’ali attorno alle spalle, e lo fece con tale slancio, che era sí e no a
quattro tese dalla Luna, che già aveva preso congedo dai suoi sostegni.
L’altezza, tuttavia, era tale che avrebbe potuto ferirsi gravemente, se non
fosse stato per la gran ruota della sua veste, in cui s’ingolfò il vento, e
l’ardore del fuoco della carità che lo sostenne fin ch’ebbe posato il piede
a terra. Quanto ai due vasi, essi salirono finché Dio non li ebbe incastonati
nel cielo, dove sono rimasti: e sono ciò che noi oggi chiamiamo le
Bilance".
Cyrano incontra poi Socrate, con cui ha
una serie di discussioni su vari argomenti. Nel dialogo vengono sostenute
l'infinità dei mondi, l'esistenza del vuoto ed altre tesi legate allo sviluppo
della fisica moderna: "Poiché siamo costretti, quando ricorriamo col
pensiero all'origine del gran tutto, a incorrere in tre o quattro assurdità, la
cosa piú ragionevole è di prendere il cammino che ci faccia inciampare il meno
possibile. Il nostro primo ostacolo, dunque, è l'eternità del mondo. E poiché
lo spirito degli uomini non è abbastanza forte da concepirla, e non può
neanche immaginare che questo grande Universo, cosí bello, cosí ben ordinato,
abbia potuto farsi da se stesso, hanno fatto ricorso alla creazione. [...]
Quando, gettati tre dadi sulla tavola,
viene tris di due, oppure tre, quattro e cinque, oppure doppio sei e uno,
direte: "Che miracolo! in ogni dado è uscito lo stesso punto, mentre ne
potevano uscire tanti altri! Che miracolo! sono usciti tre punti consecutivi!
Che miracolo! sono usciti esattamente due sei e l'opposto del terzo". Son
certo che essendo uomo di spirito, non farete mai simili esclamazioni. Infatti,
poiché sui dadi c'è solo una data quantità di numeri, è impossibile che non
ne esca qualcuno. E con tutto ciò vi stupite che la materia, mescolata alla
rinfusa, secondo il capriccio del caso, abbia costituito un uomo, considerando
tutte le cose che sono necessarie alla sua costruzione. Ma non sapete che sulla
via della formazione dell'uomo, la materia si è fermata un milione di volte a
formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una
cometa, e tutto ciò per l'eccesso o il difetto delle figure che occorrevano o
non occorrevano per determinare un uomo? Sí che non fa meraviglia che
un'infinità di materia che cangia e si muove senza posa abbia prodotto a caso i
pochi animali, minerali e vegetali che vediamo, piú di quanto non meravigli che
in cento gettate ai dadi esca un tris. Allo stesso modo è impossibile che da
quel moto non si produca qualche cosa; la quale sarà sempre guardata con
meraviglia da uno sventato che non riesca a capire”
Il pedante gabbato
Pubblicata per la prima volta nel 1654,
questa pièce è stata rivista nel 1645. Benché per lungo tempo si sia creduto
il contrario è stata rappresentata nel 1646 guadagnando un vivo successo presso
il pubblico di Parigi. Il Pedant è un commedia che mette in scena gli amori
difficili di Granger (principale dell'università) e del suo figlio Charlot,
entrambi innamorati della stessa persona: Genevote.
Granger per allontanare il suo figlio lo manda a Venezia.
Ma Charlot, aiutato dal servo, fa credere di essere stato catturato dai
Turchi per avere un riscatto che pagherà il suo matrimonio. Granger,
si lamenta: « S'en aller dans la Galere d'un Turc ! Hé quoy faire, de par tous
les Diables, dans cette Galere ? O ! Galere, Galere, tu mets bien ma bource aux
Galeres. ». Inoltre Granger desidera far sposare la sua figlia Manon. I candidati seguono uno un altro: Chasteaufort, Gareau e sig. di Tremblaye.
"il Pedante giocato" non è solo una commedia estremamente
divertente, ma presenta un linguaggio innovativo. È una delle prime
rappresentazioni in cui si fa metateatro “inscenando una messa in scena”…
è certo un’opera da leggere da due punti di vista. Chi ama il teatro saprà
trovare delle invenzioni innovative che anticipano “modi” del novecento ed
in più si divertirà moltissimo.
Consigli di lettura:
Stati ed imperi del Sole
La morte d'Agrippina: Questa tragedia fu composta nel 1647. Messa in scena nel 1653 a Parigi, alcuni mesi prima della relativa pubblicazione, divenne famosa poiché le rappresentazioni sono state interrotte presto.
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